Cito perchè non trovavo le parole...
Son rimasto schifato dalla vicenda allora prendo le parole in prestito
www.vatican.va/news_services/or/or_quo/013q01.pdf
qn.quotidiano.net/2008/01/15/59583-nella_repubblica_delle_banane.shtml
Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza
È sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire — «mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso» — si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'università di Roma La Sapienza. È tanto più sorprendente in quanto le università italiane sono ormai un luogo aperto ad ogni tipo di intervento ed è inspiegabile che al Papa soltanto sia riservato un divieto d'ingresso. Che cosa di tanto grave ha spinto a mettere da parte la tolleranza volterriana? Lo ha spiegato Marcello Cini nella lettera dello scorso novembre in cui ha condannato l'invito fatto dal rettore Renato Guarini a BenedettoXVI. Quel che gli appare «pericoloso» è che il Papa tenti di aprire un discorso tra fede e ragione, di ristabilire una relazione fra le tradizioni giudaico-cristiana ed ellenistica, di non volere che scienza e fede siano separate da un'impenetrabile parete stagna. Per Cini questo programma è intollerabile perché sarebbe in realtà dettato dall'intento perverso, che Benedetto XVI coltiverebbe fin da quando era «capo del Sant'Uffizio», di «mettere in riga la scienza» e ricondurla entro «la pseudo-razionalità dei dogmi della religione ». Inoltre, secondo Cini, egli avrebbe anche prodotto l'effetto nefasto di suscitare veementi reazioni nel mondo islamico. Dubitiamo però che Cini chiederebbe
a un rappresentante religioso musulmano di pronunziare un mea culpa per la persecuzione di Averroè prima di mettere piede alla Sapienza. Siamo anzi certi che lo accoglierebbe a braccia aperte in nome dei principi del dialogo e della tolleranza. L'opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L'opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio
specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede. Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un
sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso — in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il
15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) — una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l'emblemadell'oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l'atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all'affermazione
di Feyerabend — definito dall'allora cardinale Ratzinger come un «filosofo agnostico-scettico» — e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica. Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni:«Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità ». Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto «il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica».
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo
di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull'argomento
sa bene come egli consideri con «ammirazione» la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura
è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l'aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento. Ma temo che qui il
rigore intellettuale interessi poco e che l'intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo. Né c'entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l'integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe
Caldarola, emerge qui «una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri». Pertanto, ripetiamo con lui che «la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente».
*Professore ordinario di Matematiche complementari Università di Roma La Sapienza
Nella repubblica delle banane
il Papa non può manco andare all'Università
L'annullamento della visita del Papa all'Università di Roma è un'altra durissima sconfitta per lo Stato italiano, così sfasciato da essere incapace di garantire la sicurezza del capo della Chiesa cattolica persino dentro l'ateneo capitolino.
L'annullamento della visita del Papa all'Università di Roma è un'altra durissima sconfitta per lo Stato italiano, così sfasciato da essere incapace di garantire la sicurezza del capo della Chiesa cattolica persino dentro l'ateneo capitolino. Esprimiamo al Pontefice tutta la solidarietà e tutta la simpatia possibili per questa vicenda che, ancora una volta, dimostra a quali disastrosi livelli di inaffidabilità e di incapacità sia precipitata la repubblica delle banane chiamata Italia. Dopo il disastro campano, per Prodi, Amato e compagnia cantante questa è un'altra figuraccia su scala planetaria.
E meno male che l'università si chiama La Sapienza. Che dovrebbe significare anche tolleranza, oltre che conoscenza. Invece, l'incredibile contestazione contro l'annunciata visita del Papa, in programma giovedì, conferma il grado di imbarbarimento della società italiana, prigioniera di una spirale di inciviltà sempre più inquietante. Dallo scandalo dei rifiuti campani ai rigurgiti di violenza e di razzismo negli stadi, dalla criminalità dilagante al marcio di una casta politica incapace di imporre il rispetto della legge, di rinnovarsi e di rinunciare ai propri privilegi: c'è di tutto e di peggio in questo inizio 2008.
C'è, manifesta nel caso di Benedetto XVI, l'ignoranza di quelli che non sanno o non vogliono sapere o fanno finta di non sapere. Come i docenti dell'università romana firmatari dell'inverecondo appello contro Ratzinger, reo, secondo loro, di avere avallato il processo a Galileo e di averne sottoscritto la condanna. Peccato che fu proprio il successore di Wojtyla a chiedere e ottenere la revisione del caso Galileo durante il papato polacco. Peccato che nel '90, proprio all'università romana, l'allora prefetto della congregazione della dottrina delle fede Joseph Ratzinger disse esattamente il contrario (leggere l'Osservatore Romano di domani, in edicola da stasera dopo le 18, con pubblicazione integrale dell'intervento di Ratzinger).
Peccato che Benedetto XVI, già professore universitario di teologia a Frisinga, sia uno dei più illustri intellettuali cattolici del nostro tempo e sia lui a onorare l'università romana con la sua visita, non il contrario. Peccato che, nonostante ogni due per tre i campioni dell'ottusità ideologica citino Voltaire ("Non condivido ciò che dici, ma mi batterò sino alla fine perchè tu possa dirlo"), siano oscurantisti e censori. La verità è che non se ne può più delle lezioni di falsa libertà impartite da gente che non rispetta la libertà di opinione di tutti, rivendica il diritto di spiegarci come va il mondo ed è pure ignorante (nel senso etimologico del termine) delle vicende di cui si occupa, permettendosi di tappare la bocca persino al Papa.
Ma siamo diventati matti? Ma è mai possibile che, a oltre sessant'anni dal crollo del fascismo e del nazismo, per non parlare degli orrori del comunismo, ci sia ancora qualcuno che si arroga il diritto di stabilire chi debba o non debba parlare? Per risollevarsi, questo Paese ha bisogno di tutto fuorchè della spocchia ideologica e della puzza sotto il naso di vecchi baroni senza futuro.